{"id":1125,"date":"2025-04-08T10:04:30","date_gmt":"2025-04-08T10:04:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.iislopianomagazine.it\/?p=1125"},"modified":"2025-04-08T13:28:11","modified_gmt":"2025-04-08T13:28:11","slug":"ci-vogliamo-vive-le-piazze-italiane-si-sollevano-per-sara-e-ilaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.iislopianomagazine.it\/?p=1125","title":{"rendered":"&#8220;Ci vogliamo vive!\u201d &#8211; Le piazze italiane si sollevano per Sara e Ilaria"},"content":{"rendered":"<pre>Foto di <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/it\/@michelleceau?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash\">Michelle Celedon<\/a> su <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/it\/foto\/un-gruppo-di-persone-che-reggono-cartelli-e-striscioni-_MQ6ae6ThK0?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash\">Unsplash<\/a><\/pre>\n<p><strong><b>Una scia di dolore e rabbia<\/b><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Italia in questi giorni \u00e8 stata sconvolta da due nuovi casi di femminicidio: Sara Campanella e Ilaria Sula, due giovani studentesse universitarie che sono state uccise da uomini che non accettavano un rifiuto, la fine di una relazione, il diritto alla libert\u00e0. La notizia ha generato un&#8217;ondata di dolore, ma anche di rabbia, sfociata in cortei, fiaccolate e manifestazioni in tutta la penisola. Ancora una volta, la societ\u00e0 civile si \u00e8 trovata a chiedere giustizia non solo per le vittime, ma per tutte le donne che vivono in una realt\u00e0 dove la violenza di genere persiste ancora.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1128\" src=\"https:\/\/www.iislopianomagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_53101-300x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.iislopianomagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_53101-300x300.jpeg 300w, https:\/\/www.iislopianomagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_53101-150x150.jpeg 150w, https:\/\/www.iislopianomagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_53101-768x768.jpeg 768w, https:\/\/www.iislopianomagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_53101.jpeg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong><b>Le storie di Sara e Ilaria<\/b><\/strong><\/p>\n<p>Sara Campanella aveva 22 anni ed era studentessa di Biomedicina all\u2019Universit\u00e0 di Messina. \u00c8 stata uccisa il 31 marzo dal suo compagno di studi, Stefano Argentino, che la perseguitava da tempo. Argentino l\u2019ha colpita alla schiena e al collo cinque volte con un taglierino nei pressi della fermata dell\u2019autobus. Sara aveva pi\u00f9 volte manifestato\u00a0il\u00a0suo\u00a0disagio e lo stalking da parte dell\u2019uomo, ma le sue richieste d\u2019aiuto non sono bastate a proteggerla.<\/p>\n<p>Ilaria Sula, anche lei 22enne, studiava Statistica alla Sapienza di Roma. Il suo corpo senza vita \u00e8 stato trovato in un dirupo chiuso in una valigia il 2 aprile. Reo confesso dell\u2019efferato delitto l\u2019ex fidanzato, Mark Samson, aiutato nell\u2019occultamento del cadavere dalla madre. Ilaria aveva interrotto la relazione da mesi e si era recata a casa dell\u2019ex per restituirgli oggetti personali, ma da quella casa non \u00e8 mai uscita viva. Anche nel suo caso, ci sono segnali di precedenti comportamenti ossessivi e aggressivi.<\/p>\n<p>Due storie diverse, ma unite dalla stessa tragica conclusione: la violenza maschile che si abbatte su donne giovani, indipendenti, che avevano scelto di vivere libere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1129\" src=\"https:\/\/www.iislopianomagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_53111-300x225.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.iislopianomagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_53111-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.iislopianomagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_53111-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.iislopianomagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_53111.jpeg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong><b>Le manifestazioni: una rivolta collettiva<\/b><\/strong><\/p>\n<p>Le piazze italiane si sono trasformate in luoghi di memoria e denuncia. A Roma, il presidio di fronte all\u2019Universit\u00e0 La Sapienza ha visto la partecipazione di migliaia di studenti, docenti e cittadini comuni. I partecipanti hanno portato fiori, cartelli, striscioni: \u201cPer Sara, per Ilaria, per tutte\u201d, \u201cNon \u00e8 follia, \u00e8 patriarcato\u201d, \u201cLibere di scegliere, libere di vivere\u201d. Il corteo ha attraversato le vie del quartiere San Lorenzo in silenzio, interrotto solo dalla lettura di testi scritti da donne sopravvissute alla violenza.<\/p>\n<p>A Bologna, piazza Maggiore \u00e8 diventata un grande abbraccio collettivo: circa 2.000 persone hanno partecipato alla fiaccolata organizzata da &#8220;Non Una Di Meno&#8221;. In silenzio, con candele accese e fazzoletti viola, hanno ricordato Sara e Ilaria ma anche tutte le altre vittime. Alcune donne hanno preso il microfono per raccontare esperienze personali, rompendo il silenzio che spesso accompagna la violenza domestica e relazionale.<\/p>\n<p>A Messina, dove studiava Sara, l\u2019universit\u00e0 ha sospeso tutte le attivit\u00e0 per un giorno. Studenti e professori si sono ritrovati nel cortile centrale per un minuto di silenzio, seguito da un\u2019assemblea pubblica. Il rettore ha parlato di \u201cuna ferita profonda per l\u2019intera comunit\u00e0\u201d, mentre molte ragazze hanno chiesto interventi concreti contro la cultura del possesso e della sopraffazione.<\/p>\n<p>Anche in citt\u00e0 pi\u00f9 piccole \u2013 da Trento a Lecce, da Pisa a Reggio Calabria \u2013 si sono tenute iniziative spontanee. Giovani, collettivi femministi, centri antiviolenza, ma anche famiglie, scuole, associazioni. Il messaggio era uno solo: \u201cNon \u00e8 un caso isolato. \u00c8 un sistema che uccide\u201d.<\/p>\n<p><strong><b>\u00a0<\/b><\/strong><strong><b>Commenti che svelano una cultura malata<\/b><\/strong><\/p>\n<p>Mentre le strade si riempivano di solidariet\u00e0, i social e i media si popolavano di commenti inaccettabili, che cercavano \u2013 pi\u00f9 o meno esplicitamente \u2013 di incolpare le vittime. Frasi come \u201cPrima o poi qualcuno perde il controllo, sono eroi per noi\u201d, \u201cPerch\u00e9 era ancora in contatto con lui?\u201d, \u00a0\u201cSe l\u2019\u00e8 cercato!\u201d, \u201cLa vittima \u00e8 lui!\u201d \u201cIl femminicidio non esiste!\u201d sono emerse con sconcertante frequenza. Questi giudizi mostrano quanto sia ancora radicata la tendenza a colpevolizzare le donne per la violenza che subiscono. \u00c8 un riflesso diretto della cultura patriarcale, quella che insegna che la donna debba proteggersi, moderarsi, non \u201cprovocare\u201d, mentre all\u2019uomo viene spesso concessa la \u201cgiustificazione\u201d del rifiuto o del dolore.<\/p>\n<p><strong><b>Il patriarcato non \u00e8 un fantasma del passato<\/b><\/strong><\/p>\n<p>Questi episodi dimostrano che il patriarcato, lungi dall\u2019essere superato, \u00e8 ancora profondamente vivo. Non si tratta solo di relazioni violente, ma di una struttura sociale che normalizza il possesso, giustifica l\u2019aggressione, riduce la libert\u00e0 delle donne. Le manifestazioni non sono solo una reazione emotiva: sono un atto politico, una sfida aperta a un sistema che continua a fallire nella prevenzione, nell\u2019educazione e nella protezione.<\/p>\n<p><strong><b>Verso un cambiamento possibile<\/b><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 tra i pochissimi paesi europei a non avere programmi di \u00a0educazione sessuale e affettiva obbligatoria nelle scuole. Nonostante la proposta di legge di iniziativa popolare dello scorso febbraio, il governo non ha ancora introdotto alcuna regolamentazione, ignorando i report di OMs e Unesco.<\/p>\n<p>Le piazze non chiedono vendetta. Chiedono ascolto, educazione\u00a0emotiva e sentimentale, politiche reali.\u00a0Chiedono che la violenza venga riconosciuta e affrontata fin dalle sue radici culturali, nelle scuole, nei media, nella giustizia. Chiedono che la parola \u201cfemminicidio\u201d non sia pi\u00f9 seguita da un altro nome, un altro volto, un\u2019altra storia. Perch\u00e9 ogni volta che una donna viene uccisa, non muore solo una persona, ma viene tradita un\u2019intera societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 inaccettabile che, nel 2025, le donne debbano ancora lottare per il diritto a vivere senza paura. Le piazze parlano chiaro: non \u00e8 pi\u00f9 il tempo del silenzio, ma dell\u2019azione.<\/p>\n<p>\u201cNon vogliamo pi\u00f9 contare i nomi, vogliamo scrivere futuro.\u201d<\/p>\n<p>Di Giorgia Martora<\/p>\n<p>Classe 5D Liceo Scientifico<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Foto di Michelle Celedon su Unsplash Una scia di dolore e rabbia L\u2019Italia in questi giorni \u00e8 stata sconvolta da due nuovi casi di femminicidio: Sara Campanella e Ilaria Sula, due giovani studentesse universitarie che sono state uccise da uomini che non accettavano un rifiuto, la fine di una relazione, il diritto alla libert\u00e0. 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