Il bilancio complessivo dei Play Off degli ottavi di Champions  racconta di delusioni difficili da digerire, ma anche esultanze incontenibili, lasciando interrogativi sul livello di competitività dei club italiani nel panorama internazionale.

L’impresa più significativa porta la firma dell’Atalanta. La formazione bergamasca ha infatti ribaltato una situazione complicata, poiché  all’andata era stata sconfitta 2-0  dal Borussia Dortmund, ma ieri sera, con una prestazione che ha unito coraggio tattico e maturità europea, ha ribaltato il risultato vincendo 4-1 e qualificandosi agli ottavi.  I nerazzurri hanno alzato il baricentro sin dai primi minuti, affidandosi a un pressing organizzato e a una circolazione rapida sulle corsie esterne per mettere in difficoltà la difesa avversaria. Il centrocampo ha garantito equilibrio e qualità nelle seconde palle, mentre in avanti la squadra ha saputo alternare attacchi in profondità e conclusioni dalla distanza.

La svolta è arrivata nella ripresa, quando l’intensità non è calata e la fiducia è cresciuta minuto dopo minuto. Decisivo l’episodio nel finale: la freddezza dal dischetto ha fatto esplodere lo stadio e completato una rimonta che sembrava proibitiva. Più che il risultato in sé, colpisce la consapevolezza mostrata dalla squadra, ormai abituata a confrontarsi con ritmi e pressioni europee. Una qualificazione che certifica la crescita del club anche sotto il profilo mentale e gestionale.

Più amara la serata della Juventus FC, in cui i bianconeri dovevano compiere un’impresa per recuperare il  5-2 dell’andata contro il Galatasaray.  Hanno interpretato la gara con determinazione, cercando di imporre il proprio ritmo e sfruttando la qualità individuale negli ultimi trenta metri, ma purtroppo non è bastato. Nonostante la vecchia signora abbia conquistato i tempi supplementari segnando 3 gol nei primi 90 minuti di gioco, ha però pagato un calo di lucidità nei momenti chiave. Alcune occasioni non concretizzate hanno tenuto in vita gli avversari, che nei supplementari hanno trovato l’episodio decisivo e segnato due gol nei supplementari.

Resta la sensazione di una Juventus competitiva ma ancora discontinua, capace di reagire alle difficoltà ma non sempre cinica quando serve. L’eliminazione lascia rimpianti, soprattutto per come la gara si era rimessa sui binari giusti, ma offre anche indicazioni positive sulla compattezza del gruppo.

Da dimenticare invece la prestazione dell’Inter, che con la sconfitta 2-1 di martedì scorso, non è riuscita a ribaltare il passivo dell’andata con il Bødo Glimt. La mancanza di precisione sotto porta e qualche disattenzione difensiva hanno compromesso ogni tentativo di rimonta.

L’eliminazione di Juve, Inter e Napoli pesa per il prestigio dei nostri club e per il ranking europeo, ma soprattutto perché evidenzia un divario ancora presente quando il livello si alza.

Nel complesso, la Champions League conferma quanto sia sottile il confine tra gloria e delusione. Una sola italiana prosegue il cammino, mentre le altre dovranno ricaricare energie e concentrare ambizioni sui rispettivi campionati. Le notti europee hanno regalato emozioni intense e ci danno indicazioni importanti: il calcio italiano resta competitivo, ma per tornare stabilmente ai vertici serviranno continuità, profondità di rosa e maggiore cinismo nei momenti decisivi.

Di Lorenzo Pugliese e Gabriele Romanin

classe II D liceo scientifico