Lezioni cancellate, cancelli bloccati e cortei nelle principali città della Francia

Quella iniziata come una protesta locale al alle porte di Parigi, si è trasformata nel giro di poche settimane in una vera e propria mobilitazione nazionale. Con oltre 1.900 istituti coinvolti e centinaia di scuole chiuse dal ministero dell’Istruzione, i liceali francesi sono scesi in piazza per chiedere interventi urgenti sulla scuola pubblica.
La scintilla è scoccata al liceo Saint-Exupéry di Créteil e pochi giorni dopo, grazie al passaparola sui social, la protesta ha contagiato l’intero Paese: da Marsiglia a Strasburgo, da Lille a Nantes. Nel giro di poche settimane, centinaia di licei si sono trovati bloccati dai banchi messi fuori dai cancelli o costretti alla chiusura.

Dietro ai titoli dei giornali, focalizzati sugli scontri con le forze dell’ordine e sugli incendi di cassonetti, le richieste dei giovani sono concrete e toccano temi reali, come la mancanza di docenti e personale, che ha portato alla formazione di classi con oltre 30 persone senza le risorse adeguate, fenomeno che secondo i manifestanti sta impoverendo la formazione. Un’altra rivendicazione riguarda il sovraffollamento e il cattivo stato di manutenzione degli edifici, criticità che diventano ancora più gravi di fronte a estati sempre più torride e a infrastrutture inadeguate ad affrontare le nuove sfide climatiche.

Un nodo cruciale delle proteste è la contestazione contro Parcoursup, il sistema con cui i liceali francesi richiedono l’ammissione all’università, recepito da molti come un meccanismo freddo e poco trasparente che aumenta lo stress invece di valorizzare il merito.

Quando i giovani francesi scendono in piazza, l’opinione pubblica evoca subito l’ombra del celebre Maggio ’68. Se allora il movimento mirava a una rivoluzione culturale e sociale globale, la generazione di oggi sembra spinta da un forte pragmatismo: non si chiede la luna, ma un banco dignitoso, un insegnante in cattedra e la sensazione di essere ascoltati dalle istituzioni prima che sia troppo tardi.

Mentre in Francia la politica si divide e il governo fatica a contenere il disagio, la lezione che arriva dai licei d’oltralpe ci riguarda da vicino. La scuola pubblica non è solo un edificio in cui passare sei ore al giorno, ma il primo luogo in cui si sperimenta la cittadinanza. Se le istituzioni smettono di garantire la qualità dello spazio scolastico, sono gli studenti i primi ad accorgersene e a richiedere rispetto per il proprio futuro.

Di Martina Karol Forestiero