Difficile anniversario tra paure di nuovi attacchi e contestazioni al governo
All’alba del 7 ottobre 2023 iniziava l’operazione “Alluvione Al-Aqsa”, la peggiore strage degli ebrei dopo la Shoah, a lungo pianificata in segreto dal gruppo di Hamas. L’attacco comincia con il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso il Sud di Israele, preso completamente alla sprovvista, mentre i terroristi sfondano la barriera di sicurezza in oltre sessanta punti ed entrano nello Stato ebraico via terra, a piedi o con veivoli, massacrando o rapendo chiunque trovassero sulla loro strada.
I terroristi fanno irruzione nelle zone residenziali vicino al confine, assaltano i kibbutz (piccole comunità israeliane autosufficienti) e proprio da questi luoghi partono i primi allarmi. Intanto vengono prese d’assalto anche altre città come Sderot e Ofakim, ma il teatro del peggiore massacro è il Nova, il Festival musicale a cui stanno partecipando centinaia di ragazzi. Alcuni riescono a scappare in tempo, ma Hamas ne uccide 370 mentre altri sono vittime di stupri e violenze. Ad oggi si stima che le vittime siano state 1.221, mentre 253 persone, tra cui anche bambini, sono stati rapiti e portati nella Striscia.

Come purtroppo tutti sappiamo l’attacco provocò la reazione militare israeliana e diede inizio a una nuova e drammatica fase del conflitto israelo-palestinese. La guerra ha provocato una grave crisi umanitaria nella Striscia di Gaza, con un altissimo numero di vittime civili, feriti e persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni.
A distanza di tre anni, il 7 ottobre non rappresenta quindi soltanto una data da ricordare, ma anche un momento di riflessione sulle conseguenze della guerra. Le immagini delle distruzioni e le testimonianze delle persone coinvolte hanno mostrato ancora una volta quanto i conflitti possano colpire soprattutto la popolazione civile.
Israele ieri ha commemorato le vittime dell’attacco non solo con cerimonie di Stato ma anche indipendenti, come quella delle famiglie delle vittime. Proprio quest’ultime continuano a chiedere una commissione nazionale indipendente che indaghi sulle falle politiche e di sicurezza che permisero ai terroristi di oltrepassare il confine. Alle commemorazioni pertanto si sono unite le proteste da parte dei cittadini che chiedono la verità. Infatti il 7 ottobre rappresenta un fallimento colossale per l’apparato di sicurezza israeliano sia per quanto riguarda l’incapacità del governo di accorgersi della preparazione dell’attentato, sia per le carenze dei soccorsi. I principali partiti d’opposizione accusano Netanyahu e il governo perché ritengono che non abbiano saputo prevenirlo nonostante ci fossero stati segnali molto chiari.
Il 7 ottobre avrà certamente un ruolo determinante sulle scelte dei cittadini israeliani alle prossime lezioni, le prime dopo l’attacco di Hamas, che si terranno il 27 ottobre e consentiranno di eleggere il nuovo parlamento che poi nominerà un nuovo governo.
Di Alessandro Abbate