Il giallo che ha segnato la cronaca nera italiana riparte da zero
Un colpo di scena improvviso riapre una delle vicende di cronaca giudiziaria più dibattute d’Italia. Con la notifica dell’atto di chiusura delle indagini a carico di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, la Procura di Pavia riporta il caso al centro dell’attenzione pubblica con scenari del tutto inaspettati.
Gli ultimi aggiornamenti: il nodo delle analisi scientifiche e del RIS
A far discutere in questo nuovo capitolo d’inchiesta non sono solo le re-interpretazioni dei profili genetici o le impronte rilevate nella villetta, ma anche una serie di verifiche condotte sull’operato svolto dai RIS durante i primissimi accertamenti del 2007.
Tra le questioni sollevate figurano i dubbi sulla gestione e sulla successiva eliminazione di alcuni campioni biologici estratti all’epoca, oltre al recente ritrovamento di fogli di lavoro e relazioni d’analisi interne che non risultavano essere stati allegati agli atti principali inviati ai giudici. Tra questi documenti sono emerse schede tecniche sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi e schemi d’analisi di laboratorio che evidenziavano esiti dubbi o negativi mai formalizzati nelle perizie definitive.
Se da un lato la difesa sottolinea come queste mancanze o la successiva distruzione delle provette — disposta anni dopo in conformità alle norme sulla Banca Dati del DNA — possano aver compromesso nuove controanalisi, i vertici dei RIS ribadiscono di aver sempre operato nel rispetto delle norme e dei protocolli vigenti.
Un passo indietro: cos’è il caso Garlasco?
La tragica vicenda ha inizio la mattina del 13 agosto 2007 a Garlasco, tranquillo comune in provincia di Pavia. La giovane Chiara Poggi di soli 26 anni viene ritrovata priva di vita nella villetta di famiglia, colpita a morte con un oggetto mai identificato. Fin dai primi rilievi emerge un dettaglio cruciale: la porta di casa non presenta segni di scasso o effrazione, suggerendo che la ragazza abbia aperto spontaneamente a una persona di sua conoscenza.
A dare l’allarme è il fidanzato Alberto Stasi, il cui racconto e i cui comportamenti fanno emergere immediatamente grossi sospetti nei suoi riguardi. Il ragazzo sostiene di aver trovato il corpo della giovane sulle scale verso la cantina, ma la pulizia quasi perfetta delle sue suole rispetto al pavimento insanguinato solleva i primi forti dubbi. Da quel momento prende forma una delle vicende processuali più intricate e controverse della storia italiana, caratterizzata da continui ribaltamenti di fronte.
Nei primi gradi di giudizio i giudici optano per l’assoluzione di Stasi per insufficienza di prove, ritenendo gli indizi raccolti non sufficienti a dimostrarne la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Successivamente, la Corte di Cassazione annulla le sentenze favorevoli e dispone un nuovo processo d’Appello a Milano, focalizzato su nuove perizie scientifiche relative alle impronte, ai pedali della bicicletta e alle macchie di sangue. Nel 2015 la lunga battaglia legale sembra arrivare al capitolo finale con la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione per l’omicidio.
Un rompicapo ancora aperto
Il delitto di Garlasco ha sempre diviso l’opinione pubblica per via della complessa interpretazione delle prove tecniche, spesso al limite della certezza scientifica.
Oggi, con la chiusura delle nuove indagini e i dubbi sollevati sui reperti storici, la Procura di Pavia sembra orientata a chiedere il rinvio a giudizio per Andrea Sempio. Questo passaggio crea un inedito cortocircuito giudiziario tra una condanna già definitiva e un nuovo potenziale processo, sul quale spetterà ora al giudice esprimersi nelle prossime settimane.
di Marica Grosso e Camilla Pepe