La finale dell’ATP 500 di Tokyo (Kinoshita Group Japan Open Tennis Championships) ha visto Carlos Alcaraz confermarsi campione del torneo. Il campione spagnolo dopo 5 partite ha superato in finale il ceco Jirí Lehečka con il punteggio di 7-6(4), 6-4 in circa un’ora e 49 minuti di gioco.
Lehečka è partito subito con grande aggressività, mettendo pressione ad Alcaraz, che ha faticato a trovare il ritmo nei primi scambi, ma poi ha alzato il rendimento con il servizio e il diritto. Al tie-break, sul 4-4 ha piazzato due vincenti e ha chiuso il parziale 7-4 grazie a una prima palla incisiva in un momento di massima tensione. Nel secondo set la qualità di gioco di entrambi è rimasta altissima, ma anche qui ha avuto la meglio Alcaraz chiudendo il set 6-4.
Con questo trionfo, lo spagnolo è diventato il primo tennista a difendere con successo il titolo a Tokyo dai tempi di Pete Sampras nel 1994. Si tratta del suo ventisettesimo titolo in carriera e del terzo trofeo conquistato nella stagione.
Il torneo ha visto anche un’ottima rappresentazione del tennis italiano, nonostante la sfortuna: Matteo Berrettini si è spinto fino ai quarti di finale, mentre nel torneo di doppio la coppia azzurra formata da Simone Bolelli e Andrea Vavassori ha raggiunto la semifinale. Jannik Sinner non ha preso parte alla tournée asiatica (saltando sia Pechino che Tokyo) a causa di un persistente problema al ginocchio destro. L’altoatesino, visto che la situazione si è rivelata più seria del previsto, ha deciso di concludere così la stagione 2026 per potersi sottoporre a maggiori cure, nonostante abbia dovuto rinunciare a importanti appuntamenti. Questo stop congela i suoi punti e aprirà la strada a Zverev, possibile nuovo numero 1 a fine anno.
Intanto Alcaraz conferma i 500 punti ATP conquistati nell’edizione precedente, consolidando la sua posizione nella top 3 mondiale.
«Non sapevo se sarei tornato a vincere in questa stagione. Ho avuto molti pensieri negativi durante il periodo dell’infortunio, non sapevo se sarei tornato al mio livello migliore. Ecco perché questo titolo è davvero speciale per me.»
Di Morena Occhiuzzi