Secondo i risultati diffusi dalla fondazione Cima tra poco più di 40 anni Alpi e Appennini dovranno fare i conti con gli effetti del clima
La crisi climatica metterà ulteriormente sotto pressione il sistema idrico italiano, già segnato dalla scarsità d’acqua e dalla mancata manutenzione.
La fondazione Cima ha infatti da poco divulgato i risultati del progetto IT – WATER, un’iniziativa finanziata dal PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) per studiare e prevedere l’impatto del cambiamento climatico sulle risorse idriche e sulla siccità in Italia fino al 2070.
I ricercatori hanno lavorato alla creazione di modelli scientifici basandosi sia sui dati storici (precipitazioni e temperature) sia sulle analisi che riguardano la neve e i ghiacciai per prevedere quanta acqua sarà disponibile nei prossimi decenni e hanno ipotizzato che la risorsa idrica nivale potrebbe diminuire in tutto il territorio nazionale, con punte di circa il 50% e oltre a quote inferiori ai 2.000 metri.
Si tratta di una riduzione marcata, specialmente considerando che le quote tra i 1.500 e i 2.000 metri forniscono la maggior parte della fusione nivale durante la primavera, quando inizia la stagione irrigua. Le diminuzioni più marcate si avranno nelle aree appenniniche, a causa della maggiore vulnerabilità e delle quote più basse rispetto alle Alpi.
Il quadro completo arriverà con il Dataset 1980-2070, uno strumento pensato per collegare gli scenari climatici alle decisioni concrete sulla gestione della risorsa idrica.
Anche i ghiacciai sono destinati a perdere una parte consistente delle loro riserve: in Valle d’Aosta, ad esempio, al 2070 la risorsa idrica glaciale potrebbe dimezzarsi, persino tenendo presente lo scenario che rispetta l’accordo di Parigi.
Le perdite di neve saranno particolarmente significative sotto i 2.000 metri e riguarderanno l’intero territorio nazionale, sia al nord che al sud.
Le proiezioni di It-Water indicano inoltre che entro il 2070 le riserve idriche dei ghiacciai valdostani potrebbero dimezzarsi, anche rispettando l’accordo di Parigi.
Negli ultimi anni si sono già registrate fusioni glaciali molto superiori alla media. Ad esempio i ghiacciai svizzeri hanno perso oltre il 5% del loro volume nel 2026, uno dei peggiori risultati mai registrati.
Quest’anno infatti si è registrato un inverno con poca neve e un’estate con ondate di caldo da maggio a settembre che hanno lasciato il ghiaccio senza la sua naturale protezione.
Con le prime proiezioni sulla neve e sui ghiacciai, IT-WATER comincia così a quantificare come potrebbe cambiare l’acqua disponibile in Italia nei prossimi decenni.
Le proiezioni serviranno a individuare le aree più a rischio e a pianificare interventi.
L’obiettivo oggi non è quindi sapere soltanto come cambieranno temperatura e precipitazioni, ma stimare quanta acqua sarà immagazzinata sotto forma di neve, come varierà la fusione nivale, quale evoluzione potranno avere i ghiacciai, come cambieranno l’evapotraspirazione e l’umidità dei suoli e quanta acqua potrà essere disponibile nei principali corsi d’acqua italiani.
Per affrontare il problema servono studi, tecnologie e finanziamenti. Gli esperti sottolineano soprattutto la necessità di migliorare il monitoraggio, sviluppare strumenti utili alle decisioni e coordinare maggiormente la gestione delle risorse idriche.
Le previsioni climatiche non sono importanti soltanto per la ricerca scientifica, ma anche per programmare infrastrutture e investimenti nel settore idrico. Disporre di dati affidabili e previsioni a lungo termine è fondamentale per pianificare gli interventi necessari ad affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla disponibilità d’acqua.
Di Jasmine Savastano