Bilanci, illusioni e una resistenza che cambia l’Europa
A quattro anni dall’inizio dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, ordinata da Vladimir Putin il 24 febbraio 2022, il bilancio delle perdite continua a crescere vertiginosamente, mentre la pace è ancora lontana e la diplomazia è sempre più in secondo piano.
Il conflitto, accesosi nel cuore dell’Europa, ha inciso profondamente sugli equilibri geopolitici, economici e militari del continente, modificando alleanze e riconfigurando le traiettorie di sicurezza del nostro continente. Dal punto di vista strettamente economico invece ha avuto un impatto molto duro, aggravando la crisi energetica e contribuendo all’aumento dell’inflazione.
Se nei primi mesi di guerra l’offensiva russa verso Kiev si è arenata di fronte alla resistenza ucraina, dopo il ritiro dal nord del Paese, Mosca ha concentrato le operazioni nel Donbass e nel sud, cercando di consolidare un corridoio verso la Crimea e una linea del fronte più difendibile. L’Ucraina, guidata dal presidente Volodymyr Zelensky, ha reagito con una mobilitazione militare e civile senza precedenti, sostenuta da aiuti economici e militari degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Le controffensive del 2022 e 2023 hanno dimostrato che la vittoria russa non era inevitabile, ma il conflitto si è progressivamente trasformato in una guerra di logoramento, fatta di trincee, artiglieria, droni e missili.
Il numero dei soldati morti in battaglia, continua a crescere, infatti i documenti parlano di 2 milioni di vittime, di cui 55.000 sono militari ucraini, mentre il resto civili. Per quanto concerne le perdite dell’esercito russo, secondo lo Stato maggiore delle Forze armate ucraine ammonterebbero a 1.250.000 soldati. Sono numeri che non hanno avuto conferma dal Cremlino, il cui ultimo bollettino ufficiale contava la perdita di 5.937 soldati russi.
Per quanto concerne invece, la situazione sul campo, c’è da dire che la Russia in questi 4 anni ha conquistato un’area di 75 Mila chilometri quadrati, il 12% dell’Ucraina, controllando il 20% di tutto il paese, se si tiene conto dei territori annessi già dal 2014 (Crimea e parti del Donbass). Il cuore dell’occupazione resta sempre il Donbass, quasi completamente controllato da Mosca, in cui l’Ucraina sta rafforzando una linea di difesa per cercare di impedire alla Russia di avanzare.
Dal punto di vista russo, l’obiettivo di un rapido cambio di governo a Kiev è fallito. L’Ucraina non è tornata nella sfera d’influenza di Mosca e ha rafforzato la propria identità nazionale e il legame con l’Occidente. Tuttavia, la Russia mantiene il controllo di ampie aree dell’est e del sud, ottenendo continuità territoriale con la Crimea. Il prezzo è comunque stato alto: sanzioni economiche, isolamento diplomatico e perdite militari significative.
Secondo gli analisti del Csis, i progressi complessivi della Russia sul campo di battaglia, risulterebbero inferiori all’obiettivo di Mosca: conquistare militarmente l’Ucraina, in quanto sia a nord di Kyev, sia a sud, i russi non sono riusciti di fatto a sfondare le linee di difesa ucraine. Di contro sono però aumentati gli attacchi aerei verso le aree lontane dal fronte con città costantemente colpite da droni e missili russi. Questo dato si riflette nei numeri, infatti il 2025 è stato l’anno più mortale per i civili in Ucraina, con oltre 2500 persone uccise e 12 Mila ferite.
Per l’Ucraina, questi quattro anni hanno significato distruzione, milioni di sfollati e un’economia in difficoltà. Eppure lo Stato non è crollato: le istituzioni hanno continuato a funzionare, la società si è compattata e la capacità di adattamento militare e tecnologico è cresciuta. Kiev ha inoltre ottenuto lo status di candidato all’Unione Europea, trasformando la guerra anche in una scelta di futuro politico e culturale.
Nel dibattito internazionale ha avuto peso anche il ruolo degli Stati Uniti e le posizioni espresse dal presidente Donald Trump, che ha parlato della possibilità di una rapida soluzione negoziata, riaprendo il confronto sul sostegno a Kiev e sulle condizioni di una futura pace.
Dopo quattro anni, la guerra non è più solo un conflitto regionale, ma uno spartiacque per l’Europa. Ha spinto la NATO a rafforzarsi e molti Stati ad aumentare le spese militari. La pace resta lontana e nessuna delle due parti ha raggiunto pienamente i propri obiettivi, ma il conflitto ha già segnato profondamente la storia europea del XXI secolo.
Di Martina Romanin