Donald Trump ha da sempre indicato il programma nucleare iraniano come il principale motivo per cui Stati Uniti e Israele hanno deciso di attaccare l’Iran. Ma molti si chiedono se queste minacce siano davvero imminenti e se realmente l’Iran sia vicino a costruire una bomba nucleare per colpire Israele e le forze e gli interessi statunitensi in Medio Oriente.

IL PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO

I servizi di intelligence di Stati Uniti e Israele già dalla scorsa estate confermavano che l’Iran aveva prodotto una scorta di uranio altamente arricchito utilizzabile per produrre una testata nucleare compatta, ma in realtà la nascita del programma nucleare iraniano risale agli anni Cinquanta. Infatti già durante la guerra fredda l’Iran aderì, come partner di Stati Uniti e Medio Oriente, al programma Atoms for Peace, con l’obiettivo di promuovere l’uso pacifico dell’energia atomica. Washington e Teheran firmano un accordo di cooperazione nucleare civile e sono proprio gli USA a fornire all’Iran un reattore di ricerca alimentato con uranio altamente arricchito per investire sulla tecnologia nucleare civile. Infatti gli unici paesi autorizzati, in teoria, a detenere armi nucleari sono quelli che le avevano sviluppate prima del famoso Trattato di Non Proliferazione Nucleare stilato nel 1970: USA, Russia, Regno Unito, Francia e Cina. Questi stati sono “autorizzati”, ma formalmente dovrebbero impegnarsi per smantellare tutte le testate nucleari in loro possesso.

COSA CAMBIA CON LA RIVOLUZIONE ISLAMICA

Questo patto regge fino al 1979, anno della rivoluzione islamica e dell’istituzione del Repubblica islamica teocratica che segna una netta rottura diplomatica con gli Stati Uniti e determina, un anno dopo, l’invasione dell’Iran da parte dell’Iraq di Saddam Ussein. È proprio durante questo conflitto, durato otto anni, che l’Iran decide di investire di più sul programma nucleare.

Nel 2002, quando un gruppo di dissidenti iraniani rivela l’esistenza di impianti nucleari non dichiarati, l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’energia atomica) sottopone all’Iran un protocollo che prevede l’invio di ispettori nel suo territorio per fare controlli a sorpresa ed il libero accesso alle informazioni sul suo programma nucleare.

La tregua però dura poco, infatti l’AIEA dichiarerà ben presto l’Iran inadempiente e l’ONU imporrà sanzioni, in quanto tutti i tentativi di accordo sono falliti e Teheran continua ad ampliare la sua capacità di arricchimento dell’uranio. In particolare, nel 2023 i tecnici AIEA in ispezione presso l’impianto iraniano Fordow rilevano tracce di uranio arricchito all’ 83,7% di purezza, un valore prossimo al 90%, necessario per l’uranio destinato alle armi.

LA GUERRA DEI “DODICI GIORNI” E LA CRISI ATTUALE

Tale scoperta e il fallimento dei successivi negoziati hanno determinato i presupposti degli attacchi di USA e Israele nel giugno 2025, nei quali sono state sganciate su Fordow sei bombe anti-bunker, anche se non si è mai capito quanto effettivamente abbiano inciso sulla capacità operativa del sito.
A tutt’oggi non sappiamo con certezza che impatto abbiano avuto gli attacchi americani e israeliani sulle capacità militari dell’Iran, è infatti in corso un dibattito in merito all’effettiva distruzione del programma nucleare iraniano. Secondo alcuni analisti le rimanenti strutture nucleari iraniane potrebbero essere sepolte in profondità e i Pasdaran potrebbero essere vicini a costruire varie testate atomiche.

I raid dell’estate 2025 e quelli del conflitto in corso hanno sicuramente danneggiato le installazioni, i depositi e e i laboratori del progetto nucleare iraniano, ma non è chiaro fino a che punto. Sicuramente non hanno risolto il problema, anzi un paese come l’Iran, grande cinque volte e mezzo l’Italia, ha certamente avuto la possibilità di predisporre bunker e rifugi a enorme profondità.

Torniamo però alla domanda iniziale:

L’IRAN PUÒ RAPPRESENTARE UNA MINACCIA NUCLEARE?

Quello che finora è certo è che Teheran possedeva prima della guerra dei dodici giorni 440 chili di uranio arricchito al 60%  e anche se queste scorte fossero ancora in suo possesso ciò non significa automaticamente possedere una bomba. Per trasformare quel materiale in un’arma nucleare servono altri passaggi complessi: portare l’arricchimento al 90%, convertire l’uranio in metallo, costruire un sistema di detonazione estremamente sofisticato e infine miniaturizzare l’ordigno per poterlo montare su missile.

Secondo gli esperti non ci sono ad oggi prove pubbliche che Teheran abbia raggiunto questo livello. Tuttavia per l’amministrazione Trump fermarsi ora significherebbe lasciare un regime indebolito ma amareggiato, forse più determinato che mai a costruire una bomba atomica, e ancora in possesso del materiale e di gran parte delle conoscenze e delle attrezzature necessarie per farlo.

La situazione rimane pertanto estremamente complessa ed é fondamentale che la comunità internazionale lavori per ridurre le tensioni e trovare una soluzione diplomatica al conflitto.

Di Niccolò La Torre

ed Emilio Stamato



Di La Torre Nicolò, Stamato Emilio e Gelsi Cristian