In alto da sinistra lo Scià Mohammad Reza Pahlavi, l’ayatollah Ruhollah Khomeini,
 Ali Khamenei e infine in basso a destra suo figlio Mojtaba Khamenei. 

Dallo Scià Pahlavi a Mojtaba Khamenei: la storia dell’Iran dalla rivoluzione del 1979 all’elezione del nuovo Rahbar

È giunta nella notte tra domenica e lunedì la notizia ufficiale diramata dai media dello Stato iraniano: il collegio di 88 religiosi incaricato di designare la massima autorità della Repubblica islamica ha annunciato di aver scelto Mojtaba Khamenei come nuova Guida suprema dell’Iran.

Secondogenito prediletto di Ali Khamenei, Mojtaba è l’unico dei sei figli ad avere una posizione pubblica e, a quanto pare, era già stato designato come erede ancor prima dello scoppio della guerra. È stato scelto nel mezzo del conflitto, mentre Teheran era avvolta in un cielo denso di fumi neri e tossici a causa dell’esplosione di alcuni depositi di petrolio colpiti dai raid aerei. Non ha perso tempo l’establishment iraniano dopo la morte di Ali Khamenei, avvenuta il primo giorno di guerra, al fine di mostrare stabilità e continuità, garantendo la presenza di un leader che dovrà prendere le principali decisioni sulla guerra in corso. La guida suprema è infatti non solo il capo dello stato iraniano, ma anche la più alta carica religiosa sciita, colui che comanda direttamente le forze armate e i guardiani della rivoluzione e che controlla persino il sistema giudiziario nominando i capi di molti importanti enti dello stato. Di fatto il suo compito è quello di delineare l’andamento generale della politica iraniana e di avere l’ultima parola su tutte le decisioni sia in politica interna che estera.

Subito dopo l’annuncio dell’elezione di Mojtaba Khamenei i vertici delle forze armate hanno diffuso messaggi di fedeltà alla nuova guida. In particolare in un comunicato, i Pasdaran hanno dichiarato «rispetto, lealtà e obbedienza» al nuovo leader, promettendo di seguire le sue direttive nella difesa del Paese.

Israele e gli Stati Uniti hanno invece già annunciato che non durerà a lungo e presto verrà ucciso come suo padre.

Con questa decisione l’Iran ha il suo terzo leader dalla rivoluzione del 1979, che rovesciò il regime dello scià Mohammad Reza Pahlavi, accusato di corruzione e autoritarismo.

Iran: un paese con una storia millenaria

La storia dell’Iran è una narrazione millenaria che affonda le radici nelle grandi civiltà dell’altopiano iranico, evolvendosi attraverso imperi persiani vastissimi, dominazioni straniere e dinastie islamiche, fino al moderno stato monarchico guidato dagli Scià nel XX secolo. Il termine “Persia” è stato il nome occidentale dell’Iran fino al 1935, quando Reza Scià Pahlavi chiese alla comunità internazionale di usare il nome nativo, Iran (Terra degli Ariani).

L’Iran è uno dei paesi più importanti del Medio Oriente, il 17º al mondo per superficie, possiede enormi risorse energetiche essendo tra i principali produttori di petrolio e gas naturale a livello mondiale. Per questo motivo ha sempre avuto un ruolo strategico nell’economia e nella politica internazionale.

Dal punto di vista religioso, l’Iran è uno dei pochi paesi islamici con una netta maggioranza sciita, circa il 90% della popolazione, mentre solo una minoranza è sunnita. La popolazione è composta da diversi gruppi etnici: circa il 60% sono persiani, ma vivono nel paese anche azerbaigiani, arabi, baluci e curdi. Quest’ultimi hanno spesso creato tensioni e conflitti a causa dei difficili rapporti con il governo iraniano e si ipotizza un coordinamento stretto tra CIA, Mossad e gruppi curdi per fomentare una rivolta popolare e colpire obiettivi strategici iraniani.

L’inizio del regime teocratico con la Rivoluzione khomeinista

Nella storia recente dell’Iran c’è uno spartiacque che ha cambiato tutto: la rivoluzione del 1979, detta anche Rivoluzione khomeinista. Di fatto un colpo di stato in cui una coalizione di religiosi sciiti, movimenti laici, nazionalisti e comunisti eliminò il regime laico e corrotto dello Scià Mohammad Reza Pahlavi. Negli anni successivi però i religiosi presero il sopravvento e con la violenza trasformarono l’Iran in una Repubblica islamica, il cui leader religioso, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, diventò  la Guida Suprema del paese, ruolo ricoperto fino alla sua morte nel 1989, poi sostituito da suo figlio Ali Khamenei, ucciso nei bombardamenti del 28 febbraio scorso. L’Iran iraniano diventa così una teocrazia, in cui il potere politico è indissolubilmente legato alla religione sciita.

Prima della rivoluzione l’Iran era invece governato dalla dinastia Pahlavi, che dal 1925 mise in atto una rapida modernizzazione ed occidentalizzazione, dando una forte spinta alle riforme sociali ed economiche, all’istruzione e ai diritti delle donne. Tuttavia, il regime è stato criticato per il suo carattere autoritario e la repressione dell’opposizione, inoltre il contrasto tra la povertà del popolo e l’ostentazione delle ricchezze da parte dello Scià generò un forte malcontento, culminando con la caduta della monarchia.  Infatti l’ultimo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, Pur essendo musulmano, cominció gradualmente a perdere l’appoggio del clero sciita  per la sua spinta verso la modernità e la mondanità, ma anche per i forti legami con gli Stati Uniti e l’Occidente.

La perdita dei diritti civili e le proteste dei cittadini iraniani

Con l’avvento del regime islamico i cittadini iraniani, ma soprattutto le donne, hanno perso parecchi dei loro diritti civili legati alle libertà personali e alla vita sociale.

Nella storia recente dell’Iran ci sono state anche diverse rivolte e proteste popolari contro il governo della Repubblica Islamica dell’Iran. Molti cittadini, soprattutto giovani e studenti, sono scesi in piazza per protestare contro la crisi economica, la mancanza di libertà politiche e le restrizioni imposte dal regime. Nel 2022 la morte della giovane curda Mahsa Amini provocò grandi manifestazioni in tutto il paese. La ragazza di 22 anni era stata arrestata dalla cosiddetta “polizia morale” perché non indossava correttamente il velo obbligatorio e morì poco dopo mentre era sotto custodia. La sua morte scatenò una serie di proteste: molte donne scesero in strada togliendosi il velo o tagliandosi i capelli come simbolo di protesta e urlando lo slogan “Donna, vita, libertà!”. Negli anni successivi le proteste sono continuate fino allo scorso gennaio, quando l’Iran è stato scosso da una nuova e violentissima ondata di proteste antigovernative motivate inizialmente dal carovita e dall’inflazione, ma che hanno assunto subito una forte connotazione politica contro il regime.

Il conflitto contro Israele e USA

Sin dalla rivoluzione del ’79 i leader del regime hanno individuato in Israele e negli USA dei nemici, quest’ultimi poiché sostenevano lo Scià e a causa delle sanzioni economiche e diplomatiche imposte, mentre l’ostilità con Israele nasce da ragioni ideologiche di solidarietà con il popolo palestinese, ma anche contrarie all’imperialismo occidentale, di cui lo Stato sionista viene considerato il simbolo. Nel corso degli anni, anche per ragioni di consenso interno e prestigio nel mondo islamico, l’Iran ha mantenuto una politica di ostilità quasi assoluta nei confronti di Israele, al contrario di altri paesi musulmani che l’hanno via via riconosciuto. Con Israele c’è inoltre una questione di competizione politica e militare: entrambi sono due dei paesi più forti della regione ed entrambi aspirano ad aumentare la propria influenza, entrando in conflitto tra loro. A sua volta Stati Uniti e Israele considerano l’Iran una minaccia per il suo programma nucleare e missilistico e per il fatto che faccia parte del cosiddetto “Asse della resistenza”, una rete di gruppi e milizie sostenute dal regime iraniano tra cui Hamas, gli Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen.

Le cause che hanno portato allo scoppio dell’attuale guerra nel Golfo Persico sono pertanto molto complesse e affondano le radici in un lontano passato.

La nuova Guida suprema iraniana non sembra molto diversa dal suo predecessore, anzi è ritenuto per certi versi ancora più radicale di suo padre. Si teme quindi un’escalation del conflitto, sia per una questione di vendetta personale – infatti nel raid Mojtaba ha perso anche la madre, la moglie e la sorella minore – ma anche per la sua ideologia utraconservatrice che potrebbe portarlo a radunare attorno alla sua figura le principali fazioni ortodosse e le istituzioni militari rafforzando la coesione interna.

Di Alessandro Abbate

Cosentino Raffael

Franceschelli Antonio

Classe I D Liceo Scientifico