Si sono concluse ieri, 15 marzo 2026, le Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina, un’edizione che ha regalato grandi emozioni, confermando ancora una volta come il valore dello sport sia simbolo di determinazione, inclusione e coraggio.
Per nove giorni, atleti provenienti da tutto il mondo si sono sfidati sulle piste e negli impianti italiani, offrendo spettacolo e storie straordinarie di impegno e sacrificio.
Il medagliere italiano ha infatti collezionato 7 ori, 7 argenti e 2 bronzi, registrando un netto miglioramento rispetto alle precedenti edizioni.
L’Italia, padrona di casa, ha vissuto Paralimpiadi ricche di soddisfazioni. Tra i protagonisti azzurri spicca Emanuel Perathoner, che ha conquistato la medaglia d’oro nello snowboard cross, regalando al pubblico italiano uno dei momenti più emozionanti dei Giochi. Sugli sci alpini si è distinta anche Chiara Mazzel, la cui performance di altissimo livello le ha permesso di conquistare l’oro nel super-G e una medaglia d’argento nella discesa libera.
Dopo una gara combattuta a colpi di falcate, a spuntarla è stato anche Giacomo Bertagnolli che, insieme alla guida Andrea Ravelli, ha portato a casa una medaglia d’oro nella combinata della categoria ipovedenti; a questi risultati si sono aggiunti gli argenti conquistati da Federico Pellizzari e René De Silvestro.
Non sono mancati momenti importanti anche negli sport di squadra: la nazionale italiana di para ice hockey ha svolto un torneo combattuto, sostenuto dal calore del pubblico di casa, mentre nel wheelchair curling gli azzurri hanno ottenuto risultati ottimi anche se non degni di nota.
Oltre alle medaglie, queste Paralimpiadi hanno lasciato un messaggio forte: lo sport può abbattere barriere e cambiare il modo in cui la società guarda alla disabilità.
Gli atleti paralimpici hanno dimostrato che determinazione, passione e lavoro quotidiano possono trasformare le difficoltà in straordinarie opportunità e che nello sport, come nella vita, bisogna considerare la diversità come fonte di ricchezza capace di superare i limiti che a volte questa società consumistica e spesso materialista ci impone.
Di Martina Forestiero
e Guadalupe Malara