Tra limiti regolamentari e sviste arbitrali, la classifica della serie A, oggi, sarebbe la stessa senza il VAR?

Era il 19 agosto del 2017 nel match Juventus-Cagliari che per la prima volta nella serie A veniva introdotto l’ausilio del VAR.   In questi dieci anni la tecnologia in campo ha certamente rivoluzionato il calcio, Infatti il VAR nasceva con una promessa ambiziosa: eliminare l’errore umano e garantire la massima equità in campo. Se è pur vero che questo supporto tecnologico fornisca oggi un valido aiuto, la realtà del campo racconta però una storia più complessa. Spesso infatti la decisione finale appare discutibile o, peggio, lo strumento non viene azionato a causa delle limitazioni del suo regolamento.

Pensando alla Serie A un interrogativo sorge spontaneo: come sarebbe la classifica senza errori arbitrali? L’Inter oggi salda al comando, potrebbe non godere di una fuga così solitaria. Milan e Napoli si troverebbero verosimilmente a lottare per lo scudetto mentre la Juventus occuperebbe con molta più serenità una posizione utile per la qualificazione  in Champions League.

Analizzando i singoli episodi le polemiche non mancano. In Inter-Atalanta pesano duramente due calci di rigore negati ai neroazzurri, come il gol del pareggio di Kristovic dichiarato irregolare solo a partita conclusa. Ma il limite più evidente della tecnologia emerge nella gestione dei cartellini. Emblematico l’episodio in Inter-Juventus, diretto dall’arbitro La Penna: l’espulsione del bianconero Kalulu. In quell’occasione, una simulazione di Bastoni ha indotto l’arbitro a estrarre il secondo giallo, costringendo la Juventus all’inferiorità numerica. Il VAR, in questo caso, è rimasto spettatore impotente: il protocollo attuale, infatti, vieta l’intervento tecnologico per le seconde ammonizioni, lasciando la decisone all’esclusiva discrezionalità e al possibile errore dell’arbitro in campo.

In conclusione il VAR si conferma uno strumento decisionale dalla potenza straordinaria, capace di decidere partite o interi campionati se usato correttamente. Tuttavia, se non supportato da un regolamento più elastico o da un utilizzo impeccabile rischia di rovinare l’esperienza e le emozioni che solo il calcio può regalare.

Di Saverio Antonuccio

e  Antonio Sbarra