Raddoppiato negli ultimi anni l’uso delle armi bianche tra i giovanissimi: fermati ieri altri due adolescenti a Perugia e Catanzaro
Il grave episodio avvenuto in provincia di Bergamo lo scorso 25 marzo rappresenta uno dei segnali più forti e preoccupanti della crescente violenza nelle scuole. Un ragazzo di 13 anni ha aggredito con un coltello la sua professoressa di francese, ferendola gravemente al collo e all’addome. La docente, dopo momenti critici, è ora in miglioramento, ma l’accaduto ha lasciato un segno profondo.
Ciò che colpisce di più è la premeditazione del gesto. Il ragazzo non ha agito d’impulso: si è presentato a scuola con pantaloni mimetici, un coltello nello zaino e una maglietta con la scritta “Vendetta”. Aveva già annunciato l’attacco sui social e lo ha persino trasmesso in diretta su Telegram. Dopo l’aggressione, ha raccontato tutto con lucidità, spiegando di aver agito per un risentimento personale nei confronti della docente, nato da un litigio e da un voto negativo.
Le indagini hanno inoltre rivelato elementi ancora più inquietanti: nella sua abitazione sono state trovate sostanze chimiche che avrebbero potuto essere usate per costruire un ordigno. Gli investigatori stanno cercando di capire se il ragazzo abbia agito completamente da solo o se sia stato influenzato da qualcuno online.
I casi di Perugia e Catanzaro
Nella giornata di ieri si sono verificati altri due casi molto gravi. A Perugia un ragazzo di diciassette anni é stato arrestato all’alba con un’accusa pesante: propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre alla detenzione di materiale con finalità di terrorismo. A quanto pare il diciassettenne stava coltivando un progetto efferato in stile Columbine, la scuola americana in cui nell’aprile del 1999 due studenti trucidarono dodici loro compagni e un docente, sparando all’impazzata per quasi un’ora.
Da quanto emerso, il minorenne non solo si informava e si addestrava dietro lo schermo del suo smartphone, condividendo contenuti fanatici ed estremisti in ambienti virtuali neonazisti come il gruppo Telegram Werwolf Division, ma cercava, scaricava e diffondeva manuali dettagliati per la costruzione di armi e ordigni.
A Catanzaro invece, nel plesso “Bruno Chimirri” dell’IIS Vittorio Emanuele II , una Studentessa è stata trovata con un coltello nello zaino, una lama da 18cm. La scoperta sarebbe avvenuta a seguito di controlli e delle segnalazioni delle compagne di scuola ed ora gli atti sono stati trasmessi alla Procura dei minori.

Emergenza violenza tra gli adolescenti
Questi episodi non sono certamente dei fatti isolati, ma si inseriscono in un contesto più ampio di aumento della violenza tra i giovani. Sempre più spesso si registrano aggressioni nelle scuole, non solo tra studenti ma anche contro gli insegnanti. Il dato più allarmante è la crescente presenza di armi: coltelli e oggetti pericolosi vengono portati negli istituti con maggiore frequenza rispetto al passato.
Da una indagine condotta dalla Direzione centrale della polizia sulla criminalità minorile, emergono dei dati allarmanti: in Italia, su una popolazione studentesca di circa 4 milioni di alunni della scuola secondaria di primo e secondo grado, uno ogni mille finisce coinvolto in procedimenti penali.
Un altro aspetto da analizzare riguarda la diffusione di armi improprie. Secondo il ministero della Giustizia, i minorenni indagati per possesso di armi bianche o oggetti come spranghe sono passati da circa 2.000 a 4.000 in sei anni.
Parallelamente, il rapporto Espad del Cnr stima che circa 85 mila adolescenti portino con sé un’arma bianca, ad esempio nello zaino scolastico.
Le cause sono diverse e complesse. Da un lato c’è il disagio emotivo: molti ragazzi faticano a gestire rabbia, frustrazione e conflitti. Dall’altro lato c’è l’influenza dei social media, che possono amplificare comportamenti estremi, trasformando la violenza in uno spettacolo o in un modo per ottenere attenzione. Nel caso di Trescore, il fatto che l’aggressione sia stata annunciata e trasmessa online dimostra quanto questo aspetto sia centrale.
Sicurezza nelle scuole: quali le soluzioni?
Di fronte a questa situazione, si sta discutendo sempre più concretamente di introdurre metal detector nelle scuole. L’obiettivo è impedire l’ingresso di armi e aumentare la sicurezza immediata. Questa misura è già presente in alcuni Paesi e potrebbe essere adottata anche in Italia, soprattutto negli istituti considerati più a rischio.
Tuttavia, il dibattito è aperto. I sostenitori dei metal detector ritengono che possano prevenire tragedie e rassicurare studenti e famiglie. Altri, invece, sottolineano che la scuola rischierebbe di diventare un ambiente troppo controllato, quasi “militarizzato”, perdendo il suo ruolo educativo e accogliente.
Inoltre, è importante ricordare che i metal detector possono fermare un’arma, ma non eliminano le cause della violenza. Non risolvono il disagio psicologico, non migliorano le relazioni tra studenti e insegnanti e non prevengono la nascita di sentimenti di rabbia o isolamento.
Per questo motivo, la soluzione deve essere più ampia e articolata. Accanto alle misure di sicurezza, è fondamentale investire nella prevenzione, offrendo supporto psicologico agli studenti e promuovendo il dialogo e l’ascolto.
I casi di Trescore, Perugia e Catanzaro ci mostrano quanto sia importante non sottovalutare i segnali. La violenza non nasce all’improvviso: cresce nel tempo, spesso in silenzio. La scuola ha il compito non solo di proteggere, ma anche di comprendere e prevenire.
Di Giada Onorato