Dalla Francia all’Albania, dalla Spagna all’Italia, una nuova ondata di proteste unisce i giovani europei

Lo scorso fine settimana è stato segnato da proteste e tensioni in diversi Paesi. Manifestazioni e scontri con le forze dell’ordine si sono registrati in Francia, Albania, Spagna, Italia e Belgio ed in alcune città i cortei sono degenerati in episodi di violenza, con arresti, feriti e danni materiali. Dietro le contestazioni emerge un forte disagio sociale, i manifestanti, in maggioranza giovani, protestano contro il caro vita, il lavoro precario e la crescente percezione di un peggioramento delle prospettive future e chiedono risposte concrete alle difficoltà economiche.

Le contestazioni all’estero
In Francia, secondo il Ministero dell’Interno, circa 410.000 persone sono scese in piazza sabato in tutto il Paese, di cui 110.000 nella sola Parigi. Alle mobilitazioni dei giovani, che da settimane chiedono maggiori risorse per le scuole, si sono aggiunti altri gruppi di manifestanti, scesi in strada anche per protestare contro l’aumento del costo della vita sempre più difficile da sostenere. Nonostante misure di sicurezza, divieti e un forte dispiegamento di forze dell’ordine, le proteste hanno portato a scontri violenti in diverse città francesi. Circa 2.400 persone sono state arrestate e quasi mille agenti delle forze di sicurezza sono rimasti feriti, insieme a cento manifestanti e residenti.

In Spagna e Portogallo, invece, una delle questioni più sentite è quella della casa. Gli affitti elevati, soprattutto nelle grandi città, rendono difficile per molti giovani diventare indipendenti. Alle richieste di abitazioni più accessibili si aggiungono quelle di stipendi migliori e maggiori tutele per i lavoratori.

Anche in Belgio si registrano mobilitazioni legate alle condizioni economiche, al lavoro e ai servizi pubblici. Sebbene ogni Paese presenti situazioni differenti, il malcontento ha un denominatore comune: la sensazione che il reddito non sia più sufficiente a garantire una vita dignitosa.

Anche in Albania le proteste si susseguono a causa delle difficoltà occupazionali e delle richieste di maggiore trasparenza politica, ma a ciò si aggiunge una mobilitazione più ampia contro la realizzazione di un resort di lusso sull’isola di Sazan, collegata a Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump.

La situazione in Italia

Anche in Italia lo scorso sabato migliaia di persone, soprattutto giovani e studenti legati al Movimento 17 ottobre, hanno manifestato contro il carovita, il governo Meloni e il riarmo.

Nonostante le principali città Italiane fossero blindate, sono scoppiati diversi scontri violenti che hanno messo a rischio la sicurezza pubblica.

A Torino il corteo è degenerato in scontri con lanci di bottiglie e petardi, cui la polizia ha risposto con cariche e lacrimogeni, causando feriti. A Bologna, dopo lanci di sassi, le forze dell’ordine hanno usato manganelli, lacrimogeni e idranti, mentre a Milano oltre 10.000 manifestanti hanno sfilato, con tensioni e manganellate. A Roma alcuni sono entrati al Colosseo e decine di giovani sono stati portati in Questura.

Secondo gli inquirenti dietro le frange più violente si nascondono vari movimenti che nei giorni scorsi hanno fatto circolare appelli e mobilitazioni su Telegram, TikTok e Instagram, senza precisi riferimenti politici o legami con collettivi conosciuti.

Uno di questi gruppi, denominato Movimento 17 ottobre, ha annunciato una mobilitazione permanente ogni sabato, fino alla caduta del governo.

Attorno a questi gruppi se ne sono mossi altri più piccoli, meno organizzati, senza un coordinamento evidente. I cosiddetti “maranza”, molti dei quali minorenni, sembrano non avere tanto a che fare con i movimenti organizzati, ma sfruttano le mobilitazioni per creare disordine, devastare e saccheggiare attività commerciali, immortalando il tutto con dei video postati su TikTok.

Il ministro Piantedosi ha ribadito la linea della fermezza contro i violenti, mentre proseguono le indagini sui fatti accaduti. L’attività preventiva delle forze dell’ordine e i controlli hanno evitato il ripetersi delle devastazioni e dei saccheggi del 17 ottobre, ma il bilancio è comunque negativo: 9 persone arrestate, 87 denunciate,  371 accompagnate e fermate presso gli uffici, di cui 110 minorenni e 69 stranieri. Le persone identificate sono state in tutto 4.292, a renderlo noto è il Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Non meno preoccupante è il quadro che emerge dalle altre città europee in cui si sono registrate proteste.
Le ragioni delle mobilitazioni variano da Paese a Paese, ma tutte convergono verso una richiesta comune: un futuro più giusto, in cui il lavoro garantisca una vita dignitosa e le decisioni dei governi tengano realmente conto dei bisogni e delle aspettative dei cittadini.

Di Alessandro Abate