Il mondo rurale calabrese chiede risposte immediate: la caccia di selezione può essere una soluzione?
Per chi vive di terra in Calabria, la fauna selvatica non è più un elemento del paesaggio, ma un “nemico invisibile” che vanifica mesi di duro lavoro in una sola notte. La crisi causata dalla proliferazione di cinghiali e dalla pressione dei lupi ha superato il livello di guardia, spingendo le associazioni di categoria, come la Coldiretti Calabria, a denunciare una situazione ormai insostenibile.
Il bollettino di guerra delle campagne
Gli agricoltori calabresi descrivono uno scenario desolante. I cinghiali, che si muovono ormai in branchi da decine di esemplari, non si limitano a mangiare i frutti: distruggono impianti di irrigazione, muretti a secco e scavano il terreno fino alle radici, compromettendo la vita stessa delle piante di vite, ulivo e agrumi. Il danno economico è doppio, da un lato la perdita del prodotto, poiché interi raccolti di mais e ortaggi vengono azzerati, dall’altro i costi di ripristino, infatti gli agricoltori sono costretti a investire migliaia di euro in recinzioni e sistemi di difesa che spesso si rivelano inefficaci contro la forza bruta di esemplari che superano il quintale.
L’allevamento al bivio: la minaccia del Lupo
Se i cinghiali colpiscono i campi, i lupi stringono la morsa sugli allevamenti, specialmente nelle aree interne della Sila e del Pollino. Le cronache locali riportano con frequenza crescente attacchi a ovini e caprini, spesso avvenuti a pochi metri dalle abitazioni. Per un allevatore, perdere un capo non significa solo perdere valore economico, ma anche anni di selezione genetica e investimenti nel benessere animale.
Quali sono le cause del fenomeno?
L’aumento degli attacchi dei lupi nelle campagne avviene per diversi motivi, innanzitutto l’aumento della popolazione dei lupi che ha reso necessario per molti giovani esemplari cercare nuove aree. Inoltre si assiste sempre di più a una riduzione degli habitat naturali che ha costretto gli animali a percorrere nuove rotte e a spingersi oltre le aree boschive e montuose.
Declassamento della tutela del lupo
Lo scorso giugno L’Unione Europea ha approvato il declassamento del lupo da “specie rigorosamente protetta” a “protetta”, ciò significa che se prima esisteva una tutela più stringente ora abbatterlo sarà potenzialmente più facile. Anche il nostro Canis lupus italicus potrà pertanto essere ucciso nel rispetto di alcuni criteri, attraverso la cosiddetta caccia di contenimento. Di fatto le Regioni avranno maggiore potere decisionale, adattando le misure alle specificità del territorio laddove si verificano conflitti con attività umane.
Il SI degli allevatori e degli agricoltori
Tra gli allevatori e agricoltori calabresi c’è che si dice favorevole a una caccia di contenimento sia del cinghiale che del lupo per una gestione virtuosa dell’ambiente e della fauna, a tutela delle produzioni agricole e della biodiversità. Affermano che con il contributo dei cacciatori si potrebbe attuare un monitoraggio del lupo, grazie alla conoscenza capillare del territorio, alla capacità di raccolta dati sul campo e al supporto alle tecniche di fototrappolaggio, wolf howling e analisi genetiche. Una caccia moderna, responsabile e formata, a loro parere, potrebbe essere parte integrante delle soluzioni, contribuendo alla gestione faunistica, alla conservazione della biodiversità e alla tutela delle produzioni agricole.
Il NO degli ambientalisti
Molte associazioni ambientaliste si oppongono fermamente agli abbattimenti del lupo in quanto a loro parere non servirebbe a tutelare gli allevamenti, ma metterebbe solo in crisi una specie che già in passato è stata ridotta sull’orlo dell’estinzione. Propongono invece di adottare metodi di prevenzione delle predazioni come recinzioni virtuali e barriere ad ultrasuoni o sensori di movimento.
Di Nico D’Ancunto classe II D